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2017 – “Mani come Rami”

2017 – “Mani come Rami”

Mostra personale di Lorenzo Cazzaniga, “Mani come Rami”.

“Lorenzo Cazzaniga nasce nel 1979, consegue il diploma in arte della grafica pubblicitaria, si iscrive quindi all’Accademia di Belle Arti ottenendo il massimo della valutazione con una tesi sull’analisi della pittura “DI SEGNO” e “DI LUCE” nell’arte contemporanea.

Svolge l’attività artistica dal 1999 e la sua personalità eclettica lo porta ad approfondire sperimentazioni nel campo della tipografia, della grafica e della stampa artistica, del design e nell’ambito pittorico-plastico. I suoi lavori spaziano da opere su carta a tele polimateriche con sabbie e polveri, da ceramiche smaltate a ferri tagliati a laser fino a sculture vitree policrome. Ha realizzato oggetti di design e campagne pubblicitarie per varie aziende, oltre ad ottenere numerosi riconoscimenti in campo artistico. Ha partecipato a mostre collettive e svolto mostre personali in varie città italiane ed europee. Svolge l’attività di insegnante in discipline pittoriche, discipline grafiche e progettazione multimediale.

Nel 2016 ha realizzato la veste grafica per una scarpa di un noto brand internazionale. Vive e lavora a Sovico (MB).

La poesia della natura prende forma nelle opere di Lorenzo Cazzaniga in un rituale che porta con sé le emozioni dei ricordi. Un lavoro nato dalla fatica, dal sudore e dalle complessità tecniche nell’elaborazione di materiali dai molteplici significati. Rami e radici in simbiosi, uniti dal tronco e alla ricerca di un legame tra cielo e terra.

Ferro… Vetro… Risultati diversi ma contenenti una sola anima: quella dell’artista che crea e plasma non lasciando nulla al caso. Un gesto che è rievocazione e cerimonia sull’altare della promessa coniugale: il matrimonio di Lorenzo e Sabrina, proprio qui a Siena, 10 anni fa.

Dieci anni, come sono dieci gli alberi concepiti.

 Non alberi qualunque ma ulivi. Contengono l’origine della Vita insieme, una promessa che va oltre la materialità apparente delle opere, forse percepita al primo impatto. Ogni arbusto un anno, una tappa del cammino di crescita, di incontri e scontri, di gioie e imprevisti.

Le radici che appartengono alla terra, strappate ma non recise, rivelano lo spirito di appartenenza a un luogo, la solidità morale ma anche i cambiamenti, i viaggi, i distacchi ineluttabili dalle persone care.

Radici come piedi che danno solidità al tronco, reggendone il peso di sofferenze e patimenti.

Lorenzo lo ha forgiato rigido e forte, altre volte scavato, in un atto di sacrificio. Unità nella diversità per incontrare il sentore di chi si relaziona con le sue sculture.

Rami come mani che producono, confortano, stringono, donano.

Si alzano verso il cielo per rendere grazie. Per cercare un contatto, per unirsi ad esso tingendosi d’azzurro. L’ulivo è specchio dell’essere umano, della sua anima e della mistica contenute in ognuno. Le foglie in ferro si fanno morbide, delicate, plasmate con la cura di chi sa trasmettere emozioni. Nuvole soffici sembrano averle sfiorate consegnandole alla dimensione dello spirito mentre i tronchi lottano contro venti impetuosi torcendosi e piegandosi ma non lasciandosi abbattere. I rami poi sono lambiti dalla luce che ne fa splendere i frutti.

Quelle olive d’oro vestite, come mantelli preziosi che richiamano l’unicità stessa della vita e la medievale tradizione artistica senese. Lorenzo intreccia rami e radici come canali di comunicazione fino ad incontrare la preziosità dei capolavori di Duccio, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti.

Un omaggio alla terra che ospita le sue opere, un modo per entrare ancor più in sintonia con la città che gli ha offerto emozioni diverse, talvolta agli antipodi, e che hanno saputo riempire il suo cuore di commozione e di malinconia, serbando la speranza di continuare a vedere i suoi frutti germogliare.

La medesima energia intrinseca appartiene anche alla produzione in vetro, del medesimo soggetto, esposta in Galleria.

Come il frutto dell’ulivo spremuto cola, il vetro versato nello stampo riempie gli anfratti assumendo forme sempre diverse. Un continuo mutamento modulato anche dall’artista che nel ruolo di artefice dona dignità e configura la lastra in rilievo con la maestria di un antico artigiano. Il corpo arboreo prende forma, si colora, riflette. E mantiene la caratteristica trasparenza lasciando che gli sguardi possano penetrarlo fin nelle parti più intime.

Un atto di rivelazione e rigenerazione ben narrato da Lorenzo. Una limpidezza che lascia filtrare il soffio di una sensibilità rara che unisce sabbia e gocce di lacrime. Un atto di amore verso chi c’è ancora e chi non c’è più:

“La vita è così grande che quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire” (Roberto Vecchioni)”

“Abbraccio”, ferro e smalto cm. 37 x 27 x 48 – 2017

“Attesa”, ferro e smalto cm. 47 x 40 x 54 – 2017

“Carezza”, ferro e smalto cm. 55 x 52 x 55 – 2017

“Incontro”, ferro e smalto cm. 52 x 34 x 55 – 2017

“Respiro”, ferro e smalto cm. 30 x 15 x 20 – 2017

“Riflesso”, ferro e smalto cm. 55 x 46 x 55 – 2017

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